Aeterna: nuovo tema dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma 2017

a cura di Gianni Dunil

Cause

Il Duemila è un millennio aperto con la parola “Crisi”, principiata con il decadentismo della fine dell’‘800 e amplificata nel Novecento da traumi quali la guerre mondiali, l’atomica, le malattie, la nietzschiana “morte di Dio”.

Questi fattori, associati a molti altri, hanno generato quella che potrebbe essere definita crisi dei sentimenti.

Indotta dall’inquietudine psicologica di una borghesia incapace di ricevere le eredità politiche di sistemi governativi differenti (monarchie trasposte in repubbliche) la società è stata narcotizzata dalla tecnologia sempre più meccanizzata e disumana.

L’uomo occidentale quindi ha vissuto una irreversibile crisi di identità, talmente lenta che è stata, storicamente, suddivisa in molte parentesi separate, ma in realtà tutte facenti parti della stessa “coda del declino”.

Effetti

Gli effetti sono visibili e assurdi: il trionfare della rete ha generato il suo opposto ovvero il concetto di individuo: dal populismo o collettivismo si è concentrata come unica soluzione l’individualità del singolo.  Nessun senso della patria, della stirpe, della comunità.

L’individuo, posto al centro di un “umanesimo vuoto” risponde solo ai concetti di Aridità, Attesa, Assenza.

Traumi, meccanica disumana, crisi e solitudine esistenziale hanno attivato nell’uomo l’incapacità di cogliere la realtà oltre suoi aspetti fenomenici.

 

Linguaggio

Bode, direttore di celebri edizioni della Documenta, sosteneva che “il processo del pensiero dovesse essere visuale”; da questa considerazione quindi appare quanto più evidente il ruolo dell’immagine strettamente legata al pensiero.

Ma quale immagine oggi rappresenta la prospettiva, lo schermo, l’interfaccia, della crisi esistenziale?

Il francese agevola nel trovare la risposta con il verbo Flanèr: errare senza meta fermandosi spesso a guardare.

Ecco questa erranza di visione, con l’immagine intesa come enigma o malia, serve a caratterizzare quella che potrebbe chiamarsi volontà di Informale (intendendo per informale: figure che si nascondono o si cancellano).

L’unico scopo del linguaggio è quindi l’incomunicabilità.

L’anima, tormentata, barattata, condivisa ai quattro venti, si è risolta nel suo anagramma “mania”.

 

Scenario

Ovviamente dal processo del pensiero divenuto immagine si arriva ad una collocazione fisica del risultato, ovvero l’opera. Quanto più l’ambiente sarà uno sfondo neutrale, tanto più esso combacerà col vuoto rappresentato. Il vuoto però è un concetto ben diverso dal nulla e se Flaubert pensava di poter scrivere un romanzo sul nulla (egli concepì “L’educazione sentimentale”, un romanzo sur rien inteso come un testo senza una trama o un soggetto), sarebbe altrettanto onesto tentare di costruire una esposizione sul vuoto.  Tuttavia l’uomo “cieco”, stanco e sfinito dalla sua alienazione, potrebbe ancora riuscire a sentire il rumore lontanissimo della sua coscienza, ecco…proprio tale rumore deve essere fonte di Bellezza e questa fonte di Eternità.