Livello: Documento

Titolo: Edizione 2027 intervista ai curatori: Daniele Radini Tedeschi

Descrizione: Intervista a Daniele Radini Tedeschi, curatore (di Alfredo Fidani)

Datazione: 2026-2027

Quantità: 1

Tipologia: Documento web

Persone
Radini Tedeschi, Daniele
(Persone)

Scarica il C.V.

AF: Il libro che ha formato maggiormente la tua adolescenza?
DRT: Il De Profundis di Oscar Wilde.

AF: E la canzone?
DRT: Andavo a periodi, tra quelle italiane sicuramente Shock in my Town di Battiato, mentre straniere Perfect Day di Lou Reed.

AF: Qual’ è il film che ha ispirato di più il tuo modo di lavorare?
DRT: Identificazione di una donna di Michelangelo Antonioni.

AF: Colore preferito?
DRT: Grigio.

AF: La città italiana in cui ti senti più a tuo agio?
DRT: Torino o Ferrara.

AF: E nel mondo?
DRT: Berlino.

AF: Ordine o Caos. Com’è la scrivania di un curatore?
DRT: La mia è ordinata a livello maniacale ma nei cassetti butto tutto alla rinfusa.

AF: Parlaci della tua abitazione e di come rispecchia i tuoi gusti?
DRT: Vivo in una casa di inizio anni settanta costruita da un architetto con tensioni brutaliste. È austera, essenziale. Qualche dettaglio di design crea un equilibrio che mi somiglia.

AF: C’è qualcosa che ti manca del periodo in cui hai iniziato a lavorare in questo settore?
DRT: Era un circuito più selettivo, per pochi. Oggi è più aperto, sì. Ma non sempre in modo reale. I più giovani fanno fatica a trasformare il talento in mestiere.

AF: Cosa pensi del “politicamente corretto” in ambito culturale?
DRT: A volte è necessario. Dipende dal contesto.

AF: Ti è mai capitato di esercitare la censura?
DRT: No, ma come diceva Pasolini credo nell’autocensura, atto doveroso per ognuno di noi.

AF: In che modo un curatore può restare onesto?
DRT: Provandoci. Restando fedeli a ciò in cui si crede, ma aperti alle contaminazioni, non ai compromessi.

AF: In diversi periodi hai vissuto all’estero. Ti è stato d’aiuto o ha penalizzato la tua carriera?
DRT: Mi ha aiutato a stimolare la curiosità.

AF: Conti molti amici tra colleghi e artisti?
DRT: Sì, ne ho diversi che si aggiungono ai miei compagni di tennis.

AF: Hai scritto di Sodoma, Caravaggio, Carol Rama, Rothko. Pensi di essere tormentato come i personaggi che hai frequentemente raccontato?
DRT: No, per niente. Penso di essere sensibile e a volte un po’ timido però non amo chiudermi in me stesso, preferisco stare con le persone a cui voglio bene.

AF: La prossima edizione dell’Esposizione Triennale di Roma ha come tema “Il futuro ha un cuore antico”. Qual è sarà il tuo contributo alla rassegna e alle tematiche scelte?
DRT: Ho molto apprezzato il tema scelto da Stefania (Pieralice) e ho cercato di definirne i bordi del passato prossimo attraverso una rilettura delle estetiche più recenti nate al tempo del primo web, i cui linguaggi oggi sono considerati con nostalgia.

AF: Cosa ti aspetti dal futuro?
DRT: Ho diversi sogni a proposito della mia vita privata ma quelli li tengo per me…mentre sul lavoro mi interessa contribuire a un sistema dell’arte più umano, meno monopolistico. Un grande spazio culturale autonomo.

AF: ⁠Infine, che cos’è il pubblico? E che cos’è l’arte? Una tua definizione.
DRT: Il pubblico è la ragione di tutto ciò che facciamo, l’artista non può isolarsi e chiudersi ma ha bisogno del dialogo con la società, con i tempi attuali. Quanto all’arte, per me rimane semplicemente armonia.